Google Ads per cliniche e dentisti: cosa blocca la policy sulla salute

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di Alice Bozzoni, Direttore Operativo

Una barra di ricerca con un puntatore verde al centro delle orbite di Bow

Chi cerca su Google «dentista a Brescia» o «visita cardiologica privata» ha già un bisogno preciso, e per una clinica o uno studio dentistico la rete di ricerca è spesso il canale più diretto per farsi trovare. Per Google però la salute è una categoria sensibile, e la sua policy blocca proprio gli strumenti che gli altri settori usano di più, a cominciare dal remarketing.

Ecco cosa non puoi fare, cosa resta possibile e cosa controllare prima di lanciare una campagna.

Quando un annuncio tocca la categoria «Salute»

Per la policy sulla pubblicità personalizzata sono sensibili i contenuti sulla salute personale: condizioni fisiche o mentali, prodotti e procedure per le malattie croniche, problemi delle parti intime, disabilità e «procedure mediche invasive, tra cui la chirurgia estetica, procedure chirurgiche o iniezioni». Gli esempi di Google vanno dal diabete all'ansia, dall'infertilità alle apnee notturne. Per uno studio dentistico è prudente considerare in questa categoria implantologia e chirurgia orale, oltre alla medicina estetica con iniezioni.

Cosa non puoi usare: remarketing e liste di pazienti

Gli inserzionisti che promuovono prodotti o servizi di una categoria sensibile, scrive Google, «non possono utilizzare i segmenti di pubblico curati dagli inserzionisti». In pratica:

  • niente remarketing, cioè annunci mostrati a chi ha già visitato il tuo sito;
  • niente Customer Match, il caricamento di email o numeri di telefono dei pazienti;
  • niente segmenti simili né espansione del pubblico;
  • le liste servono solo a escludere persone, mai a raggiungerle.

Le campagne Demand Gen e Discovery usano per impostazione predefinita i pubblici dell'inserzionista, e Google avverte che su temi sensibili possono non essere pubblicate. Ai minori di 18 anni non arriva nessuna pubblicità personalizzata.

Il limite ha anche una ragione di privacy. Per il GDPR sono dati sulla salute anche le informazioni raccolte quando una persona si registra per ricevere cure (considerando 35): una lista di pazienti dice che quelle persone si curano da te, e caricarla su una piattaforma pubblicitaria è un problema prima ancora della policy. Lo stesso vale per i dati che il sito manda con i tag di conversione: ne parliamo nell'articolo su Meta Pixel e Google Analytics sul sito sanitario. Sulle piattaforme online come YouTube vale poi il regolamento europeo sui servizi digitali (DSA), che vieta gli annunci basati su profilazione con dati sanitari e quelli profilati rivolti ai minori: lo spieghiamo nell'articolo su Meta Ads in sanità.

Cosa resta possibile

La rete di ricerca resta lo strumento principale: l'annuncio risponde a quello che la persona sta cercando, non a un suo profilo. Google definisce non personalizzati gli annunci basati sul contesto, come le parole cercate, la posizione approssimativa e il contenuto della pagina. Restano disponibili anche:

  • il targeting per zona, adatto a uno studio che lavora su una città o una provincia;
  • i segmenti predefiniti da Google, come in-market e affinità, che Google dichiara configurati senza indicatori sensibili;
  • i segmenti personalizzati, con un limite: se annunci o pagine toccano la salute, possono andare solo su campagne Display, a pubblici non sensibili o in base al contesto.

Per lo Studio Odontoiatrico Rosi abbiamo costruito campagne Google Ads geolocalizzate su Brescia intorno alle ricerche delle prestazioni più richieste, come igiene, impianti e ortodonzia: si lavora sull'intenzione di chi cerca, non sul profilo di chi guarda.

Cosa blocca la policy «Sanità e farmaci»

Google chiede che «gli annunci e le destinazioni si attengano alle leggi e agli standard di settore appropriati». Per una struttura italiana contano soprattutto quattro punti.

  • Farmaci con obbligo di ricetta. Con le regole applicate dal 29 ottobre 2025, l'uso promozionale dei loro nomi in annunci, pagine di destinazione e parole chiave è ammesso solo in Canada, Nuova Zelanda e Stati Uniti. In Italia restano possibili solo usi non promozionali, come le campagne di salute pubblica.
  • Trattamenti speculativi o sperimentali. Vietati, comprese le terapie cellulari e geniche, con poche eccezioni negli Stati Uniti; per queste terapie sono ammessi solo annunci educativi o informativi.
  • Reclutamento per sperimentazioni cliniche. Non consentito nella maggior parte dei Paesi: un ospedale o una fondazione di ricerca deve verificarlo prima.
  • Promesse e pressioni. La policy sulla rappresentazione ingannevole vieta di allettare con risultati improbabili e di usare eventi negativi, come le malattie, per generare paura.

Nel 2026 Google ha aggiornato più volte la policy sanitaria, ma per altri Paesi, come Spagna, India e Nuova Zelanda. Prima di ogni campagna controlla comunque il registro delle modifiche.

La pagina di destinazione

Google vuole pagine che funzionano, raggiungibili dai suoi controlli, coerenti con l'annuncio, senza navigazione frustrante e chiare su chi fa pubblicità. Sopra le regole di Google ci sono quelle italiane. Per strutture sanitarie private e professionisti la legge esclude dalle comunicazioni informative «qualsiasi elemento di carattere attrattivo e suggestivo, tra cui comunicazioni contenenti offerte, sconti e promozioni, che possa determinare il ricorso improprio a trattamenti sanitari» (Legge 145/2018, articolo 1, comma 525, riscritto nel 2023). Le regole sono spiegate nell'articolo sulla pubblicità sanitaria online. In pratica niente «prima visita gratis», conti alla rovescia, testimonianze o immagini prima e dopo: prestazioni, professionisti, sedi, orari e modalità di prenotazione.

Checklist prima della campagna

  1. Prestazioni sensibili individuate: per quelle niente remarketing, Customer Match, segmenti simili ed espansione del pubblico.
  2. Campagne sulla rete di ricerca e per zona; Demand Gen e Display solo dopo aver controllato i pubblici.
  3. Nessun nome di farmaco con obbligo di ricetta né trattamento sperimentale in annunci, parole chiave e pagine.
  4. Testi informativi approvati dalla direzione sanitaria: niente sconti, urgenza, promesse, testimonianze, prima e dopo.
  5. Pagina di destinazione coerente con l'annuncio, veloce, chiara su chi è la struttura e come contattarla.
  6. Conversioni con nomi neutri e tag attivati solo con il consenso.
  7. Registro delle modifiche di Google controllato prima di partire.

Per Facebook e Instagram le regole sono diverse: le trovi in Meta Ads in sanità. Se vuoi impostare o rivedere le campagne Google Ads della tua struttura, guarda come lavoriamo nel marketing oppure scrivici.

Fonti: Google, Targeting limitato nella pubblicità personalizzata, Salute nella pubblicità personalizzata, Sanità e farmaci, aggiornamento della policy sanitaria di ottobre 2025, Rappresentazione ingannevole, Requisiti della destinazione, annunci non personalizzati e modifiche del 2026; Legge 30 dicembre 2018, n. 145, articolo 1, comma 525, nel testo sostituito dall'articolo 6 del decreto-legge 13 giugno 2023, n. 69; Regolamento (UE) 2016/679, considerando 35; Regolamento (UE) 2022/2065 (DSA), articoli 26 e 28.

Aggiornato al 2 novembre 2026. Articolo preparato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e verificato sulle fonti indicate. Non sostituisce il parere del tuo consulente legale.